Dottoressa Francesca
Romana Rossetti

Protesi inversa spalla: quando sceglierla e quali vantaggi offre rispetto a quella anatomica

La spalla è un’articolazione complessa e altamente mobile, essenziale per molte attività quotidiane. Quando le sue strutture vengono danneggiate da patologie degenerative come l’artrosi o da lesioni irreparabili della cuffia dei rotatori, può essere necessario ricorrere a un intervento chirurgico per ripristinare la funzionalità dell’articolazione. Due opzioni principali sono la protesi anatomica e la protesi inversa di spalla, che presentano importanti differenze in termini di struttura, meccanismo d’azione e indicazioni.

Differenza tra protesi anatomica e protesi inversa

Protesi anatomica

La protesi anatomica è progettata per replicare la struttura naturale della spalla. Viene utilizzata quando la cuffia dei rotatori è ancora intatta e funzionante. Si distingue in:

  • Protesi parziale (endoprotesi): sostituisce solo la testa dell’omero con una componente metallica, lasciando intatta la cavità glenoidea.
  • Protesi totale: sostituisce sia la testa dell’omero sia la cavità glenoidea, migliorando la stabilità articolare e riducendo il dolore.

Questa soluzione è indicata per pazienti con artrosi primaria della spalla, lesioni non gravi della cuffia dei rotatori o fratture della testa omerale non riparabili.

Protesi inversa spalla

La protesi inversa è una soluzione innovativa per i casi in cui la cuffia dei rotatori è gravemente danneggiata e non può garantire il corretto movimento della spalla. La sua particolarità sta nell’inversione delle superfici articolari:

  • La parte sferica viene impiantata sulla cavità glenoidea (scapola), anziché sull’omero.
  • La parte concava viene collocata sull’omero, anziché sulla glenoide.

Questa configurazione sfrutta il muscolo deltoide per muovere la spalla, compensando la perdita di funzione della cuffia dei rotatori.

Quando è consigliata la protesi inversa?

L’intervento con protesi inversa è indicato in situazioni specifiche, tra cui:

  • Rottura irreparabile della cuffia dei rotatori con perdita della funzione articolare.
  • Artropatia da cuffia dei rotatori, una forma avanzata di artrosi che si sviluppa a seguito della rottura della cuffia.
  • Fratture complesse della testa dell’omero negli anziani, in cui la ricostruzione ossea è difficile.
  • Fallimento di una protesi anatomica precedente, in caso di usura o instabilità.

L’intervento è consigliato soprattutto per pazienti sopra i 65 anni con danni articolari significativi. Nei pazienti più giovani, viene valutato attentamente in base alla gravità del danno e alla necessità di preservare la mobilità nel lungo termine.

Vantaggi e considerazioni

I principali benefici della protesi inversa includono:

  • Eliminazione del dolore, migliorando la qualità della vita.
  • Ripristino parziale della mobilità, con risultati che dipendono dalle condizioni preoperatorie del paziente.

Tuttavia, è importante considerare alcuni fattori:

  • La durata media di una protesi inversa è di circa 15 anni.
  • Il rischio di complicanze, come instabilità e usura dell’impianto, può essere influenzato da fattori come obesità o attività fisiche intense.

Grazie ai progressi tecnologici, la chirurgia protesica navigata consente oggi un posizionamento più preciso degli impianti, migliorando i risultati e la stabilità della protesi nel tempo.

La scelta tra protesi anatomica e protesi inversa dipende, quindi, dalle condizioni specifiche della spalla del paziente. Mentre la protesi anatomica è indicata in caso di cuffia dei rotatori integra, la protesi inversa rappresenta la migliore opzione per pazienti con danni irreversibili a questa struttura. La consulenza di uno specialista è fondamentale per determinare la soluzione più adatta a ciascun caso, garantendo il miglior recupero possibile.