La spalla è un’articolazione complessa e altamente mobile, essenziale per molte attività quotidiane. Quando le sue strutture vengono danneggiate da patologie degenerative come l’artrosi o da lesioni irreparabili della cuffia dei rotatori, può essere necessario ricorrere a un intervento chirurgico per ripristinare la funzionalità dell’articolazione. Due opzioni principali sono la protesi anatomica e la protesi inversa di spalla, che presentano importanti differenze in termini di struttura, meccanismo d’azione e indicazioni.
Differenza tra protesi anatomica e protesi inversa
Protesi anatomica
La protesi anatomica è progettata per replicare la struttura naturale della spalla. Viene utilizzata quando la cuffia dei rotatori è ancora intatta e funzionante. Si distingue in:
- Protesi parziale (endoprotesi): sostituisce solo la testa dell’omero con una componente metallica, lasciando intatta la cavità glenoidea.
- Protesi totale: sostituisce sia la testa dell’omero sia la cavità glenoidea, migliorando la stabilità articolare e riducendo il dolore.
Questa soluzione è indicata per pazienti con artrosi primaria della spalla, lesioni non gravi della cuffia dei rotatori o fratture della testa omerale non riparabili.
Protesi inversa spalla
La protesi inversa è una soluzione innovativa per i casi in cui la cuffia dei rotatori è gravemente danneggiata e non può garantire il corretto movimento della spalla. La sua particolarità sta nell’inversione delle superfici articolari:
- La parte sferica viene impiantata sulla cavità glenoidea (scapola), anziché sull’omero.
- La parte concava viene collocata sull’omero, anziché sulla glenoide.
Questa configurazione sfrutta il muscolo deltoide per muovere la spalla, compensando la perdita di funzione della cuffia dei rotatori.
Quando è consigliata la protesi inversa?
L’intervento con protesi inversa è indicato in situazioni specifiche, tra cui:
- Rottura irreparabile della cuffia dei rotatori con perdita della funzione articolare.
- Artropatia da cuffia dei rotatori, una forma avanzata di artrosi che si sviluppa a seguito della rottura della cuffia.
- Fratture complesse della testa dell’omero negli anziani, in cui la ricostruzione ossea è difficile.
- Fallimento di una protesi anatomica precedente, in caso di usura o instabilità.
L’intervento è consigliato soprattutto per pazienti sopra i 65 anni con danni articolari significativi. Nei pazienti più giovani, viene valutato attentamente in base alla gravità del danno e alla necessità di preservare la mobilità nel lungo termine.
Vantaggi e considerazioni
I principali benefici della protesi inversa includono:
- Eliminazione del dolore, migliorando la qualità della vita.
- Ripristino parziale della mobilità, con risultati che dipendono dalle condizioni preoperatorie del paziente.
Tuttavia, è importante considerare alcuni fattori:
- La durata media di una protesi inversa è di circa 15 anni.
- Il rischio di complicanze, come instabilità e usura dell’impianto, può essere influenzato da fattori come obesità o attività fisiche intense.
Grazie ai progressi tecnologici, la chirurgia protesica navigata consente oggi un posizionamento più preciso degli impianti, migliorando i risultati e la stabilità della protesi nel tempo.
La scelta tra protesi anatomica e protesi inversa dipende, quindi, dalle condizioni specifiche della spalla del paziente. Mentre la protesi anatomica è indicata in caso di cuffia dei rotatori integra, la protesi inversa rappresenta la migliore opzione per pazienti con danni irreversibili a questa struttura. La consulenza di uno specialista è fondamentale per determinare la soluzione più adatta a ciascun caso, garantendo il miglior recupero possibile.